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COSA FARE E VEDERE A CAVALLINO TREPORTI? ECCO LA NOSTRA GUIDA

Cosa vedere a Cavallino Treporti

La guida completa con i nostri consigli per visitare Cavallino Treporti e i suoi dintorni.

Cavallino Treporti, terra sospesa tra il mare e il cielo, famosa per le sue meravigliose spiagge, riserva al visitatore piacevoli sorprese. Infatti, grazie alla straordinaria varietà di ambienti naturali racchiusi in pochi chilometri, oltre alla spiaggia, offre, moltissime attività da fare e luoghi da vedere. Pronto a scoprirli con noi?

In questo articolo:

COSA FARE E COSA VEDERE A CAVALLINO TREPORTI

COSA FARE A CAVALLINO TREPORTI

COSA VEDERE NEI DINTORNI DI CAVALLINO TREPORTI

COSA FARE E COSA VEDERE A CAVALLINO TREPORTI?

Cavallino Treporti sorge in un paesaggio unico, caratterizzato da barene, ghebi, specchi d’acqua salmastra e splendide spiagge sabbiose.
Il toponimo trae origine dalle due località che compongono il territorio: Cavallino, che sembrerebbe derivare da Equilium con il significato di “pascolo di cavalli” e Treporti, a sottolineare l’esistenza di tre porti-canale, ancora riconoscibili nell’attuale assetto idrografico.

La Laguna Nord, che comprende l’area di Cavallino Treporti, ebbe un notevole sviluppo in epoca romana come testimoniano i frequenti rinvenimenti di anfore, cocci di vasellame e simili. Il periodo di maggior fioritura, però, si ebbe nel corso dell’alto medioevo, quando sorsero importanti centri quali Torcello, Ammiana e Costanziaco, usati come rifugio dalle popolazioni in fuga dalle invasioni barbariche.

Il successivo peggioramento delle condizioni ambientali e l’affermazione di Venezia portarono al progressivo declino di questi centri: l’area si impaludò divenendo malarica. Contribuì in modo importante al recupero di quest’area, lo scavo del canale Cavallino, oggi canale Casson, da parte della Serenissima al fine di facilitare il passaggio delle merci dalla città di Venezia alla terraferma e viceversa.

Nel punto in cui il canale Casson confluisce nel Sile – Piave Vecchia, ancora oggi si trova la conca di navigazione del Cavallino con le sue chiuse del 1642 e del 1912. Accanto è possibile ammirare un’antica casa del Seicento dove le imbarcazioni dirette a Venezia si fermavano per pagare il transito e sostare nell’adiacente osteria.

Cosa visitare a cavallino treporti conca di navigazioneInoltre, l’area fu recuperata anche grazie alle più tarde bonifiche che portarono alla costituzione degli attuali centri abitati, come testimonia la presenza del termine “Ca’” (ad indicare una tenuta agricola) in numerosi toponimi.

Ingenti opere di bonifica si devono ad un personaggio davvero curioso, Giovanni Matteo Alberti. Per quale motivo? Questo potrebbe essere un interessante filo conduttore da seguire per scoprire questo territorio. E allora seguiamo le sue orme.

Cosa vedere a Cavallino Treporti centro Cavallino

SULLE ORME DI GIOVANNI MATTEO ALBERTI, IL MEDICO AGRICOLTORE

Il nostro viaggio nel tempo comincia nel Seicento, più precisamente nel 1686, anno in cui Giovanni Matteo Alberti, medico tedesco attivo a Venezia, acquistò l’intera isola del Cavallino, con l’illusione di arricchirsi in breve tempo. Le intenzioni di Giovanni Matteo Alberti, in realtà, non erano prive di fondamento.

Aveva scoperto l’Isola del Cavallino mentre svolgeva un servizio per il duca Ernesto Augusto di Brunswick e, in quell’occasione si accorse che lungo gli argini dell’isola cresceva florido il roscano, pianta alofita tipica dell’ambiente lagunare.

All’epoca questa pianta era impiegata a Venezia per la produzione di vetro e sapone. Grandi quantità venivano importate a caro prezzo dalla Sicilia, Siria e Spagna. Fu così che Giovanni Matteo Alberti, vedendo che il roscano cresceva in modo spontaneo e rigoglioso, pensò che nello stesso luogo avrebbe potuto coltivarlo in modo estensivo, per venderlo poi ad un prezzo più concorrenziale a Venezia.

L’Alberti, dunque, intraprese a sue spese grandi opere di bonifica dell’area, fece costruire nuove case per i coloni, avviò l’allevamento di bovini e ovini, tanto che le condizioni di vita sull’isola migliorarono notevolmente e gli abitanti da una decina diventarono centinaia.

Purtroppo le cose andarono diversamente da come aveva immaginato l’Alberti. Il suo progetto naufragò in quanto il roscano proprio non ne voleva sapere di farsi coltivare.

Resta il fatto che Giovanni Matteo Alberti contribuì enormemente alla ripresa di questo territorio e, a testimonianza dei suoi sforzi, lasciò un documento eccezionale, “Storia del Cavallino e sue coltivazioni”, redatto nel 1697.

Per approfondire l’argomento ti consigliamo la lettura del libro “Storia dell’Isola del Cavallino e sue coltivazioni” di Antonio Padovan.

ALLA SCOPERTA DEI FORTI E DELLE FORTIFICAZIONI

I numerosi edifici militari che costellano il litorale siano essi forti, postazioni di artiglieria o torri telemetriche testimoniano il fatto che durante la Grande Guerra, dopo la disfatta di Caporetto, questo territorio si trovò in prima linea.

Ad esempio, lungo la strada che costeggia canale Pordelio, sulla sinistra si notano una serie di torri. Altro non sono che le torri telemetriche, utilizzate durante i conflitti mondiali per l’avvistamento dell’esercito nemico e per il calcolo delle distanze da comunicare poi alle batterie sparse lungo il litorale.

Cosa vedere a Cavallino Treporti torre telematica
A seguito dello sfondamento del fronte sul fiume Isonzo, avvenuto il 24 ottobre 1917, le armate austro-ungariche dilagarono rapidamente nel Veneto. L’avanzata fu bloccata dai soldati italiani che si trincerarono sulla sponda destra del Piave Nuovo. Nel Basso Piave, però l’esercito austro-ungarico riuscì ad attraversarlo raggiungendo la Piave Vecchia.

Il litorale del Cavallino si trovò, dunque, nelle immediate retrovie. Qui vennero allestiti posti di primo soccorso, ospedali da campo, porti e centri di smistamento ma anche postazioni di cannoni costieri e dei vari gruppi di artiglieria campale. Tra queste, una delle più potenti, era costituita dai due cannoni della Batteria Amalfi. La gittata massima poteva raggiungere i 18.900 metri e la cadenza di tiro massima era di un colpo al minuto.

Altri esempi sono la Batteria San Marco, la Batteria Radaelli e la Batteria Vettor Pisani. Grazie alle torri corazzate girevoli a 360°, dotate di cannoni a gittata lontanissima, da queste batterie si colpivano facilmente le fanterie e gli avamposti nemici.

La Batteria Pisani, invece, non poté essere utilizzata sul fronte del Basso Piave durante la Prima Guerra Mondiale, a causa della gittata ridotta dei suoi cannoni, mentre nella Seconda Guerra Mondiale fu un’attiva postazione di artiglieria contraerea. La batteria Vettor Pisani, restaurata è aperta al pubblico dal 9 luglio 2017, oggi ospita un museo ricco di testimonianze storiche legate al territorio di Cavallino Treporti e alla Grande Guerra.

Un’occasione per ripercorrere questi importanti avvenimenti che hanno segnato la storia del Novecento e il passato di questa località.

Per approfondire l’argomento, ti consigliamo la lettura del libro “La Batteria Amalfi nella Grande Guerra” di Furio Lazzarini.

TREPORTI

In questa frazione di Cavallino Treporti, che sorge su tre isole, l’Isola di Portosecco, l’Isola della Chiesa e Saccagnana, ancora oggi si respira l’aria di altri tempi. Ad interrompere il piatto e uniforme paesaggio lagunare, possenti case coloniche con i caratteristici camini alla valligiana, così chiamati per la presenza di numerose valli da pesca.

Qui, oltre a visitare il piccolo centro storico, dove si erge imponente la seicentesca Chiesa dedicata alla Santissima Trinità, rimaneggiata più volte nel corso dei secoli, suggeriamo di raggiungere il pittoresco complesso rurale del Prà, a Saccagnana.

Su questa storica corte si affacciano l’antica villa rinascimentale Casa Padronale Zanella e l’Oratorio della Madonna del Carmine, eretto nel 1724 dalla famiglia Balcini. Si narra, che per ricordare ai fedeli di Treporti di partecipare in massa ai festeggiamenti in onore della Madonna del Carmelo, durante la messa della seconda domenica di luglio, si aggiungeva al termine delle litanie mariane, dopo “Regina sacratissimi rosarii ora pro nobis”, “Santa Maria Carmelitana […] Sagra in Saccagnana”. La domenica successiva i fedeli partecipavano sì numerosi, ma alla fine della giornata i festeggiamenti terminavano con danze e gozzoviglie provocando le ire del parroco con prediche di scomunica. Questa usanza continuò fino alla fine degli anni Trenta.

LIO PICCOLO

Non meno suggestivo il piccolo borgo rurale di Lio Piccolo, che emerge tra le sfumature e i riflessi dell’acqua. Le sue origini sono molto antiche. Sono stati infatti rinvenuti reperti archeologici risalenti all’epoca imperiale romana, quando questa località era un fiorente scalo commerciale. Verso la fine del Trecento, il peggioramento delle condizioni climatiche e ambientali, provocò il progressivo declino del borgo.

Cosa visitare a Cavallino Treporti Lio Piccolo

Un impulso alla rinascita di Lio Piccolo si deve alla nobile famiglia Boldù, la quale costruì l’attuale Chiesa di Santa Maria della Neve e restaurò l’edificio seicentesco che si affaccia sulla piazza, Palazzo Boldù.

Altro aspetto che contribuì allo sviluppo di questo borgo fu l’apertura della salina di San Felice. Infine, nel 1889 si insediarono i Padri Armeni Mechitaristi ai quali si deve la costruzione della canonica e del campanile.

Nei primi decenni del Novecento, Lio Piccolo ospitava una numerosa comunità ma, a partire dagli anni Cinquanta, cominciò per questo splendido borgo un’altra fase di abbandono.

A resistere ancora oggi, le attività legate alla pesca e alcune coltivazioni agricole, come le castraùre, primo germoglio del carciofo violetto, e le zizole, meglio note come giuggiole.

Una preziosa opportunità per immergersi in una vera e propria oasi di pace, in un mondo fatto di specchi d’acqua, canali, barene, campi coltivati dove assaporare la vita in laguna di un tempo.

Se vuoi scoprire la storia, la natura, le tradizioni e gli angoli nascosti di Lio Piccolo partecipa alla nostra escursione “La vita a Lio Piccolo e nelle valli da pesca”.

 Cosa vedere a Cavallino Treporti Lio Piccolo
MESOLE

Altro luogo incantevole è la frazione di Mesole, abitata sin dal Trecento, conosciuta soprattutto per l’omonimo convento, uno dei luoghi più antichi della cristianità nella laguna. Il nome, infatti, sembra faccia riferimento a un antico convento di monache del XIII secolo. L’elemento più caratteristico di questo edificio è sicuramente il grande caminetto alla vallesana che culmina con un grande comignolo quadrangolare.

Secondo altre fonti, il convento sorgerebbe in un’area appartenuta a una delle tante fondazioni monastiche lagunari che utilizzavano questi luoghi per le proprie coltivazioni agricole.

Nelle vicinanze dell’edificio è presente un piccolo oratorio probabilmente del Seicento, in origine intitolato alla Visitazione della Beata Vergine.

Cosa visitare a Cavallino Treporti Mesole

LA VITA NELLE ISOLE DELLA LAGUNA

Un altro modo per scoprire la Laguna Nord ed immergersi in uno spaccato di vita lagunare, è quello di visitare le sue isole. Ecco qualche spunto.

ISOLA DI SANT’ERASMO

Si tratta di una delle isole più grandi della laguna, chiamata anche l’“Orto della Serenissima”. Infatti, buona parte della sua superficie è ricoperta da coltivazioni di ortaggi, tra cui il famoso carciofo violetto di Sant’Erasmo, Presidio Slow Food.

Le infinite distese di campi, frutteti, vigne sono interrotte solo raramente da boschi, canali, qualche peschiera e casolare isolato. Ad emergere dall’uniformità del paesaggio, la maestosa Torre Massimiliana, massiccia fortificazione militare asburgica.

BURANO

Burano, isola della laguna nota per i suoi merletti. Ma una domanda sorge spontanea camminando tra le sue calli vivaci. Per quale motivo le abitazioni sono così colorate? Una tra le ipotesi più accreditate afferma che in passato i pescatori dipingessero le loro case con colori molto evidenti per poterle riconoscere da lontano, durante il ritorno al porto.

Burano è stata storicamente suddivisa in cinque quartieri, proprio come i sestieri di Venezia, che corrispondono alle cinque isole originali. Anche quest’isola fu probabilmente abitata sin dall’epoca romana e nel VI secolo fu occupata dagli abitanti di Altino per sfuggire alle invasioni barbariche.

Oltre che per la lavorazione artigianale ad ago del merletto, l’isola è conosciuta anche per i bussolai, dolci tipici così chiamati per la loro particolare forma che presenta un “buso” (buco). Secondo un’antica leggenda, questi biscotti venivano preparati dalle mogli dei pescatori in modo che i mariti, quando partivano per mare, ne portavano con sé diversi sacchi, perché erano molto nutrienti e soprattutto si conservavano bene, indurendosi appena con il passare del tempo.

Se vuoi saperne di più leggi il nostro articolo “Visitare Burano: cosa vedere tra le colorate case dell’isola”.

Cosa visitare vicino a Cavallino Treporti BuranoTORCELLO

Il simbolo di quest’isola è sicuramente la sua Cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta. La costruzione della chiesa risalirebbe al 639 d.C. grazie al Doge Maurizio, Magister Militum, come avvalorerebbe un’iscrizione scoperta in una delle sue mura. La fondazione della Cattedrale coincise con il trasferimento della diocesi di Altino sull’isola. Qui si trova anche il cosiddetto “Trono di Attila”, più probabilmente un seggio riservato ai magistrati incaricati di amministrare la giustizia, e il curioso “Ponte del Diavolo”, che conserva la caratteristica forma priva di parapetti, com’erano tutti i ponti veneziani delle origini. 

Se vuoi saperne di più leggi il nostro articolo “Visitare Torcello: ecco cosa vedere nell’isola”>>

MAZZORBO

Collegata a Burano tramite un ponte in legno chiamato dagli abitanti “Ponte Longo” (ponte lungo), Mazzorbo è un vero e proprio gioiello. Nonostante sia stata interessata da recenti interventi urbanistici, il paesaggio è ancora caratterizzato dalla presenza di aree coltivate in cui si svolgono attività agricole tradizionali come la coltivazione della castraùre, analogamente ad altre isole della laguna.

Di particolare interesse è la Tenuta Scarpa Volo, dove viene coltivata l’uva Dorona, vitigno tipico della laguna veneta.

Assolutamente da visitare anche la meravigliosa Chiesa di Santa Caterina, unica rimasta di ben dieci edifici religiosi che nei secoli sono sorti in quest’isola. Un tempo era annessa al monastero benedettino che le stava accanto. Stando alle cronache del nobile veneto Bernardo Trevisan fu costruita nel 783 ma subì diversi rifacimenti nel corso dei secoli.

Cosa vedere vicino a Cavallino Treporti MazzorboSAN FRANCESCO DEL DESERTO

Originariamente chiamata “Isola delle due vigne”, secondo la leggenda l’origine di questa isola risalirebbe al 1220, quando qui approdò Francesco d’Assisi di ritorno dall’Oriente e dalla Quinta Crociata, dove era andato a predicare il Vangelo al sultano e porre fine alla guerra. Il santo scelse l’isola per fondare un rifugio dove fosse possibile pregare e meditare in pace, lontano dalla mondanità.

Dopo la sua morte, nel marzo 1233, il proprietario dell’isola, il patrizio veneziano Jacopo Michiel la donò ai Frati Minori. Da allora i francescani non l’hanno mai abbandonata, tranne per alcuni anni del Quattrocento quando le acque stagnanti e l’aria malsana la resero insalubre. Si presume che l’appellativo “del deserto” sia stato conferito proprio durante questo periodo di abbandono. Ancora oggi, sull’isola, si può ammirare lo splendido convento dei frati minori.

Se vuoi saperne di più leggi il nostro articolo “5 isole della Laguna di Venezia che forse non conosci”.

I MISTERI DELLA LAGUNA

Perché non conoscere il volto più misterioso della laguna e scoprire ciò che cela dentro i suoi meravigliosi confini? Una realtà popolata da demoni, streghe e altri singolari personaggi, un mondo in cui anime dannate e comuni mortali si confondono tra le placide acque lagunari.

“Pur di cambiare questa vita, sarei disposto a vendere l’anima al diavolo!”. Molte volte i passeggeri in transito tra Treporti e Burano avevano sentito lamentarsi in quella maniera il loro traghettatore. Secondo una leggenda, un giorno, il desiderio dell’uomo fu esaudito, tanto che firmò un patto con Belzebù. Nel giro di qualche anno, però, se ne pentì amaramente. Come andò a finire? Questa è solo una delle tante storie che puoi scoprire durante la nostra escursione “Misteri e leggende della laguna al tramonto”.

COSA FARE A CAVALLINO TREPORTI? ECCO LE ESPERIENZE DA NON PERDERE

Abbiamo visto che sono moltissimi i luoghi da visitare e le storie da scoprire nel territorio di Cavallino Treporti.

Bisogna anche ricordare che un tempo, prima della costruzione di Via Fausta e dei ponti che collegano le Isole Treportine tra di loro e con il litorale, le principali vie di comunicazione erano i canali e gli specchi d’acqua lagunari. La vita si svolgeva a bordo delle barche a remi, il pescatore ma anche l’artigiano, il medico, la levatrice, il parroco e l’agricoltore per portare i suoi prodotti al mercato dovevano spostarsi sull’acqua.

Cosa fare a Cavallino Treporti canale PordelioEcco perché un’esperienza da fare è sicuramente quella di visitare Cavallino Treporti con il mezzo più utilizzato fino ai primi decenni del Novecento: la barca oppure in alternativa… un kayak! Da questa prospettiva si noteranno le bricole, grossi pali di legno conficcati nel fondale che indicano i canali navigabili, le cavane, tipici ricoveri per le barche, i cippi di conterminazione lagunare, utilizzati dalla Serenissima per delimitare l’area di competenza gestionale e amministrativa del Magistrato alle Acque di Venezia.

Un’altra esperienza che regala grandi emozioni è aspettare il calar della sera dal faro di Punta Sabbioni o dalle sponde del Canale Pordelio, quando i riflessi del tramonto si posano sulla vegetazione, sui casali e sulle barche ormeggiate a riva e il confine tra cielo e acqua si confonde.

Cosa fare a Cavallino Treporti tramonto Lio Piccolo

Non si può conoscere appieno una località senza aver assaggiato la sua cucina. Questo è valido soprattutto qui, in laguna. Allora perché non soddisfare il palato assaporando i piatti tipici, rigorosamente di pesce, come le sardéle in saòr, la cui ricetta originale risale al Trecento, o ancora gustare i prodotti locali passeggiando fra le bancarelle dei mercati di Cavallino Treporti?

Insomma, oltre al mare e alle spiagge meravigliose, questo territorio ha davvero molto da offrire!

COSA VEDERE NEI DINTORNI DI CAVALLINO TREPORTI? ECCO QUALCHE IDEA PER ESCURSIONI DI UNO O PIU’ GIORNI DA CAVALLINO TREPORTI

Se oltre alla laguna vuoi scoprire anche i dintorni di Cavallino Treporti gli spunti non mancano!

Oltre a visitare  Venezia, a cui abbiamo dedicato un articolo che trovi cliccando qui, potrai immergerti nella storia del fiume Piave e godere della natura che ricopre rigogliosa le sue sponde. A Fossalta di Piave, per esempio, puoi ripercorrere i luoghi della Grande Guerra sulle orme di Ernest Hemingway e visitare il luogo in cui lo scrittore americano fu ferito e narrò nelle sue opere, menzionando la famosa Casa Gialla. O ancora, scoprire storie di bonifica camminando lungo la Piave Vecchia o scoprire i paesaggi incantati delle valli da pesca della Laguna Nord fino a raggiungere l’affascinante Lio Maggiore.

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Meritano una visita, anche se un po’ più distanti, le colline del Prosecco, dove, seguendo un percorso ad anello, si possono scoprire le mille sfumature del territorio che ha dato origine ad uno dei vini più famosi al mondo.

Altro luogo incantevole è Cison di Valmarino. Qui, oltre a visitare Castelbrando e il pittoresco centro storico, suggeriamo di incamminarsi lungo la via dell’acqua, sentiero che consente di immergersi in quella che era la realtà artigianale di questo piccolo borgo fino all’inizio del secolo scorso, legata al torrente Rujo e allo sfruttamento delle sue acque.

Infine, un luogo la cui bellezza rapisce e incanta, le Grotte del Caglieron, caratterizzate da una serie di grandi marmitte, cascate e antri che si sono formati nel corso dei secoli grazie all’opera della natura e dell’uomo.

Se vuoi scoprire i dintorni di Cavallino Treporti potrebbero interessarti anche questi articoli:

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Un ringraziamento speciale va a Matteo Battagliarin, abitante di Cavallino-Treporti, che ci ha fornito tanto materiale e informazioni utili sul suo territorio d’origine.

In valigia ricordati sempre di portare la sostenibilità, rispetta l’ambiente e la comunità che ti ospita!

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