fbpx

5 ISOLE DELLA LAGUNA DI VENEZIA CHE FORSE NON CONOSCI

Isole della laguna di Venezia

5 isole della Laguna di Venezia assolutamente da visitare.

Se vuoi scoprire il lato più autentico di Venezia ed immergerti nella sua quotidianità, non puoi perdere le isole, spesso poco conosciute, custodite tra i confini lagunari. Un viaggio tra storia, arte, natura e scorci mozzafiato. Oltre alle isole più famose come Murano, nota per l’arte vetraria, Burano, patria del merletto, e la misteriosa Torcello, meritano assolutamente una visita anche le altre isole lagunari, ognuna con le sue particolarità. Allora partiamo assieme alla scoperta di un mondo fatto di orti lussureggianti, antichi monasteri e vigne nascoste.

MAZZORBO

Mazzorbo è una piccola isola, solitamente tralasciata dai flussi turistici, collegata a Burano attraverso un lungo e caratteristico ponte di legno, il “Ponte Longo”.

Mazzorbo, come le località lagunari circostanti, fu fondata intorno al 640 d.C. dagli abitanti dell’entroterra, soprattutto provenienti da Altino, per sfuggire alle invasioni barbariche. Tuttavia, alcuni resti archeologici dimostrano che la zona era soggetta a scambi commerciali già in epoca preromana. L’isola raggiunse il suo massimo splendore nel X secolo ma, dopo l’anno Mille, iniziò a decadere in favore di Venezia. Da quel momento fu utilizzata solamente per attività agricole e come meta di svago per i patrizi veneziani.

Oggi del passato di Mazzorbo non resta traccia, ad eccezione della Chiesa di Santa Caterina, unica sopravvissuta dei dieci edifici religiosi un tempo ospitati nell’isola. Nel corso dei secoli, la struttura ha subito numerose ricostruzioni e restauri. Nel trattato “Della Laguna di Venezia” del patrizio veneziano Bernardo Trevisan, pubblicato nel 1715, è scritto che la Chiesa di Santa Caterina fu costruita per ospitare un monastero benedettino nel 783 d.C.

Una curiosità riguarda questa chiesa: ospita la campana più antica della laguna, risalente al 1318.

Camminando lungo le calli dell’isola, si incontrano piccole aree agricole dove ancora oggi si coltiva la castraura di Mazzorbo, cioè il primo frutto della pianta di carciofo, il cui sapore amarognolo è dovuto alla salsedine che impregna il terreno. Tra queste zone agricole, spicca la Tenuta Venissa (ex Scarpa Volo) con la sua vigna murata da cui emerge il campanile del XV secolo della Chiesa di Sant’Angelo, demolita nell’Ottocento. All’interno della Tenuta viene coltivata l’uva Dorona, una varietà autoctona della Laguna di Venezia.

A Mazzorbo è possibile osservare anche un complesso residenziale progettato negli anni Ottanta dall’architetto Giancarlo De Carlo con l’intento di ripopolare l’isola. Un connubio tra modernità e le tradizionali caratteristiche dell’insediamento lagunare.

 

L’ISOLA DI SANT’ERASMO

Sant’Erasmo, per la sua vocazione agricola, è chiamata fin dai tempi della Serenissima l’“Orto di Venezia”. Il primo documento che parla di quest’isola è il “De administrando imperio” di Costantino VII Porfirogenito, risalente alla prima metà del X secolo: nell’opera sono indicate diverse località del ducato di Venezia. Durante l’epoca medioevale fu un importante scalo portuale a servizio di Torcello e Murano. Nello stesso periodo, vennero assegnati diversi appezzamenti principalmente a famiglie patrizie e a monasteri come San Giorgio Maggiore e San Zaccaria.

In seguito allo sviluppo di Venezia a scapito dei centri periferici, l’isola conobbe una fase di declino in cui però venne confermata la sua vocazione agricola. Le aree agricole dell’isola erano, infatti, fondamentali per soddisfare il fabbisogno alimentare di Venezia.

Verso la fine del XVIII secolo si verificò un’ulteriore riduzione del numero di abitanti a causa dell’indigenza e delle periodiche epidemie, in particolare di malaria. Dopo la caduta della Serenissima e l’avvento dei Francesi e degli Austriaci, a Sant’Erasmo, come in altre località circostanti, furono erette opere militari a difesa della laguna. Tra queste, ancora oggi visibile, la Torre Massimiliana, struttura a pianta circolare eretta tra il 1843 e il 1844 sulla punta meridionale dell’isola per difendere la bocca di porto di Lido. Durante la Seconda Guerra Mondiale, fu utilizzata come batteria contraerea e venne occupata dalle truppe tedesche nel 1943.

Degna di nota è anche la Chiesa del Cristo Re, consacrata nel 1929. Dall’edificio spicca la facciata che degrada dal centro ai lati secondo segmenti verticali segnati da lesene e movimentati nella parte superiore da elementi curvilinei. L’interno a tre navate ospita un Martirio di Sant’Erasmo della scuola del Tintoretto.

L’isola conserva tuttora una vocazione agricola. Tra le produzioni troviamo il miele di barena e il carciofo violetto di Sant’Erasmo, entrambi prodotti tutelati da Slow Food.

 

SAN FRANCESCO DEL DESERTO

San Francesco del Deserto, situata tra le isole di Sant’Erasmo e Burano, è facilmente riconoscibile anche da lontano grazie al suo profilo caratterizzato dalla presenza di numerosi cipressi.

Originariamente era chiamata “Isola delle due vigne”. Il nome attuale sembra essere legato ad una leggenda. Si racconta che San Francesco d’Assisi nella primavera del 1220 vi soggiornò dopo il suo ritorno da un viaggio in Oriente per un dialogo di pace durante la quinta crociata. In quell’occasione si recò a Damiata d’Egitto, dove incontrò il Sultano d’Egitto al-Malik-al-Kamil. Si dice che la conversazione avvenuta tra i due fu caratterizzata da cortesia, rispetto e ammirazione reciproca. Il Santo fece il suo viaggio di ritorno dalla Terra Santa a bordo di una nave veneziana e giunse a Torcello, sede del Vescovo, per trovare un luogo tranquillo dove pregare e riflettere. Da qui approdò all’”Isola delle vigne” di proprietà del nobile veneziano Jacopo Michiel e “subito fu accolto dal canto di una moltitudine di uccelli”, come racconta nella “Leggenda Maggiore” il suo biografo San Bonaventura da Bagnoregio.

Nel 1233, cinque anni dopo la canonizzazione di Francesco d’Assisi, Jacopo Michiel donò l’isola ai Frati Minori, forse per il fatto che vi fu edificata una chiesetta dedicata proprio a San Francesco. Da allora i francescani non l’hanno più abbandonata, salvo per alcuni anni nel Quattrocento quando le acque stagnanti e l’aria malsana la resero insalubre. Si presume che quest’isola fosse quella che ora si chiama “San Francesco del Deserto” perché, a causa dell’abbandono, appariva deserta.

Il grande convento è ancora fondato attorno alla piccola chiesa in cui si può vedere la cella di San Francesco.

 

SAN LAZZARO DEGLI ARMENI

San Lazzaro degli Armeni, un tempo adibita a lebbrosario, restò in stato di abbandono per due secoli. Nel 1717, il governo veneziano concesse al frate benedettino Manung di Pietro, detto “Mechitar il Consolatore”, scappato dall’Armenia a causa delle persecuzioni turche, la possibilità di fondarvi una comunità monastica. Fu così che, su progetto dello stesso Mechitar, vennero eretti la chiesa e il convento.

Al loro interno si trovano opere e oggetti di notevole valore. Straordinaria, per il numero e la rarità delle preziose miniature, la biblioteca che, tra l’altro, custodisce la mummia del principe egiziano Nehmeket risalente al 1000 a.C. Il gabinetto scientifico custodisce un’interessante collezione di storia naturale e una tipografia in grado di stampare in ben trentasei lingue!

Una sala del convento è dedicata a George Byron e vi si può ammirare un suo bel ritratto e numerosi oggetti che gli appartennero. Il poeta, infatti, amava ritirarsi nella quiete dell’isola in cui, sotto la guida di un dotto padrone armeno, aveva intrapreso lo studio delle lingue orientali. Ancora oggi nel giardino del convento si trovano le piante di ulivo sotto la cui ombra era solito sedersi il poeta.

Tra le mura dell’edificio religioso, non si trovano solo opere d’arte e ricche collezioni, ma anche un giardino pieno di rosai di ogni tipo. I Padri Mechitaristi Armeni, infatti, producono una vera e propria prelibatezza, di cui anche Lord Byron andava ghiotto: la buonissima marmellata di petali di rosa.

San Lazzaro degli Armeni è un piccolo pezzo d’Armenia in laguna sicuramente da visitare.

Visitare isole Venezia San Lazzaro degli ArmeniPELLESTRINA

L’Isola di Pellestrina è una sottile lingua di terra lunga circa undici chilometri che separa la laguna dal Mar Adriatico. È molto stretta, infatti, la larghezza varia da un minimo di 23 m a un massimo di 1,2 km.

L’origine del toponimo è ancora oscura. Secondo alcune ricerche, il nome potrebbe derivare dai canali, le fossae Philistinae, fatti scavare da Filisto per mettere in comunicazione l’Adige e la Laguna Veneta. Anticamente, infatti, queste fosse erano dette anche Pistrine, Pelestrine e Pilistine da cui, in ultima, il nome attuale. Una versione popolare, invece, lo fa derivare da “pelle strana”, come quella degli abitanti dell’isola, pescatori costretti a lavorare tutto il giorno in barca.

Pellestrina fu abitata stabilmente, come tutte le altre località lagunari, in seguito alle invasioni barbariche che costrinsero le popolazioni dell’entroterra a rifugiarsi in luoghi più protetti. Originariamente, il centro più importante fu Albiola, citata per la prima volta in un documento dell’840 d.C., che sorgeva presso l’attuale San Pietro in Volta.

L’isola ospita uno degli ambienti dunali più integri di tutto il litorale dell’alto Adriatico ed una straordinaria presenza faunistica, specialmente nell’Oasi di Ca’ Roman, area protetta gestita dal Comune di Venezia in collaborazione con la Lipu.

Tra gli elementi più caratteristici dell’isola troviamo i Murazzi, imponente diga in pietra d’Istria, completati nel XVIII secolo dalla Serenissima per difendere gli argini della laguna dall’erosione del mare. Sostituirono le precedenti “palade”, delle palafitte riempite di sassi, la cui durata era assai breve.

Una meravigliosa striscia di terra, tra mare aperto e laguna, da scoprire a piedi o in bicicletta.

Visitare Isole della laguna PellestrinaE tu conoscevi o hai visitato queste isole?

Se vuoi scoprire Venezia e i suoi dintorni, potrebbero interessarti anche questi articoli:

Cosa vedere a Venezia? Ecco la nostra guida con itinerari insoliti
Visitare Torcello: ecco cosa vedere nell’isola
Visitare Burano: cosa vedere tra le colorate case dell’isola
Visitare Murano: ecco cosa vedere nell’isola del vetro
Cosa vedere a Cavallino Treporti? Ecco la nostra guida
Cosa fare e vedere a Jesolo ed Eraclea? Ecco la nostra guida

In valigia ricordati sempre di portare la sostenibilità, rispetta l’ambiente e la comunità che ti ospita!

Lascia un commento