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COSA FARE E VEDERE A BELLUNO? ECCO LA NOSTRA GUIDA

Cosa vedere a Belluno

La guida completa con i nostri consigli per visitare Belluno e dintorni.

Il territorio di Belluno è uno scrigno di rara bellezza dove si intrecciano storia, arte e tradizioni del passato e non solo. Le montagne bellunesi custodiscono dei veri e propri tesori naturalistici e offrono la possibilità di praticare moltissime escursioni ed attività all’aria aperta. Sei curioso? Allora scopriamo assieme questo prezioso patrimonio.

In questo articolo:

COSA VEDERE A BELLUNO

COSA FARE A BELLUNO

COSA VEDERE NEI DINTORNI DI BELLUNO

Le montagne bellunesi costituiscono la meta ideale per gli amanti della natura e dello sport. Sono moltissime le opportunità per gli appassionati di mountain bike, equitazione, vie ferrate ed escursionismo. In particolare, l’area pedemontana bellunese, essendo non solo a ridosso delle Dolomiti, ma includendo la zona più meridionale come buona parte del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, offre sentieri per tutti i gusti, da piacevoli e rilassanti passeggiate senza la pretesa dell’alta quota, a percorsi destinati ad un escursionista più sportivo ed audace. Inoltre, la presenza di numerosi corsi d’acqua come il Mis e Cordevole, affluenti del Piave, offrono svariate possibilità ai più appassionati praticanti di canottaggio e rafting.

Anche la stagione invernale trova il terreno pronto a diverse attività. Sono infatti presenti vari impianti di risalita con piste impegnative, medie e facili, piste di slittino per bambini, e percorsi per sci da fondo.

Ma non solo la natura contribuisce a rendere interessante questa zona, anche la cultura e la storia non sono passate senza lasciare tracce: l’antica via Claudia Augusta Altinate della quale si possono ancora scorgere tratti e pietre miliari, il Castello di Zumelle e quello di Alboino fino ai centri stessi delle città di Belluno e Feltre che portano evidenti segni del loro passato.

COSA VEDERE A BELLUNO?

Belluno, adagiata su una piana triangolare delimitata dal fiume Piave e dal torrente Ardo, si è sviluppata grazie alla sua posizione strategica e al contributo dei due corsi d’acqua che con la loro azione hanno formato due pendii difensivi a sud est e sud ovest e hanno concorso allo sviluppo economico dell’intera zona: il Piave come mezzo di trasporto del legname fino a Venezia, l’Ardo instancabile motore che alimentava le fucine di Fisterre, dove venivano forgiate le migliori spade del Veneto.

Un luogo che non ha mai perso di vista le proprie origini e tradizioni storiche anche grazie al monito dei suoi maestosi e silenziosi monti. E allora scopriamo cosa vedere e visitare a Belluno per ripercorrere la sua storia millenaria.

Cosa vedere a Belluno
IL CUORE DELLA VITA CITTADINA

Cuore pulsante di questa città è Piazza delle Erbe, chiamata anche Piazza Mercato. È circondata da meravigliosi palazzi come il Monte di Pietà, risalente agli inizi del XVI secolo e realizzato sulla spinta della predicazione del servita frate Elia da Brescia. Sulla facciata si può ancora oggi osservare il simbolo del Monte, cioè una “Pietà” in pietra di scuola tedesca mentre nell’annessa chiesa della Beata Vergine della Salute, sono presenti importanti opere di Andrea Brustolon e Leonardo Ridolfi.

Sulla piazza si affaccia anche la splendida Loggia dei Ghibellini, eretta nel 1471 per volere della famiglia cadorina dei Costantini. Era il luogo in cui si riunivano i ghibellini e nel 1509, durante le guerre cambraiche, ospitò l’Imperatore Massimiliano d’Asburgo.

Un altro luogo in cui osservare la vita che scorre tra le strade e i palazzi della città, è Piazza dei Martiri, che possiamo definire il “salotto” di Belluno. Un tempo questa piazza, situata fuori dalle mura, si chiamava Campitello per indicare l’area dove si svolgevano mercati, fiere, parate, tornei. A partire dal 3 giugno 1945, per ricordare un tragico evento avvenuto durante la Resistenza, l’impiccagione di quattro patrioti, la vecchia denominazione fu sostituita con l’attuale.

Statue Piazza dei martiri cosa vedere a Belluno
BELLUNO E LE SUE MURA

In passato, Belluno era protetta da alte mura, dotate di torri, torrioni e anche di un castello. A testimonianza di questo sistema difensivo, ancora oggi, possiamo ammirare gli antichi accessi alla città. Tra questi, Porta Rugo, che consentiva il passaggio dall’antico porto fluviale di Borgo Piave e in passato fu attraversata da personaggi illustri quali il primo rettore veneziano, Antonio Moro, nel 1404, e l’imperatore Massimiliano d’Asburgo nel 1509.

Troviamo poi Porta Dante, realizzata nell’aspetto attuale nel 1865, per celebrare la fine della dominazione asburgica a Belluno, simbolo patriottico della conquistata unità culturale italiana. In realtà, prese il posto di un precedente accesso seicentesco, Porta Reniera, dal nome del rettore veneto Daniele Renier, che a sua volta aveva sostituito un’antica pusterla, ovvero un’apertura di servizio.

Emblema delle antiche mura cittadine è sicuramente il Torrione, una torre d’angolo la cui denominazione medievale, Dollone o “Dojon”, aveva dato il nome all’intero complesso fortificato e alla famiglia bellunese dei Doglioni. La sua costruzione ebbe inizio nel 1481 per volere del rettore veneziano Perazzo Malipiero, e si concluse nel 1489 da Luca Foscarini.

Accanto al torrione sorge Porta Dojona. Una curiosità legata a questa porta riguarda l’arco interno, innalzato da Vecello da Cusighe per il vescovo-conte Adalgerio da Vili alta nel 1289. A testimonianza di questo intervento, infatti, ancora oggi si può osservare una lastra in pietra, murata al di sopra dell’arco, che costituisce la riproduzione più antica dello stemma cittadino.

BELLUNO E LE SUE FONTANE

Un modo singolare per ripercorrere la storia di Belluno è quello di scoprire le sue fontane, elementi che hanno svolto un ruolo importante nella vita della città. Se includiamo anche quelle che sorgono nelle frazioni se ne contano circa 270!

Una delle più significative è la trecentesca fontana di San Lucano, situata in Piazza delle Erbe, con la caratteristica forma a fuso delle fontane bellunesi. La scelta di dedicarla a San Lucano non è casuale. Infatti, questo santo assieme a San Martino e San Gioatà è uno dei tre patroni della città.

Da non perdere anche la fontana di S. Maria Dei Battuti, risalente al 1800, posta nell’omonima piazzetta, la fontana a parete della Motta, realizzata in Piazza San Lucano tra il 1561 e 1562 e la quattrocentesca fontana di San Gioatà, collocata in Piazza del Duomo.

Un modo sicuramente singolare per scoprire tasselli importanti del passato di questa città.

BELLUNO E GLI ZATTIERI

La città è attraversata dal fiume Piave, un tempo importante via di comunicazione. Per secoli, infatti, gli zattieri hanno condotto in laguna, scendendo dal Cadore, il legname di cui Venezia aveva bisogno.

Dai boschi i tronchi venivano marchiati con il segno del proprietario e inviati verso il fiume. Nel primo tratto fino a Perarolo, venivano fatti fluitare liberamente sulle acque fino ad essere bloccati all’altezza del “cidolo”, una sorta di chiusa artificiale. Qui venivano arpionati, smistati e riuniti a gruppi per essere poi consegnati ai legatori, uomini incaricati di formare le zattere.

Lungo il percorso venivano fatte alcune soste. A Codissago, passavano in consegna ad un secondo gruppo di zattieri che le conduceva fino a Belluno, dove tutte le zattere avevano l’obbligo di fermarsi per una nottata intera. Da questo punto, dove il fiume prosegue più calmo, poteva essere caricato altro materiale: merci, bestiame ed anche passeggeri. La mattina seguente le zattere si muovevano verso la Laguna di Venezia.

Cosa vedere a Belluno Piave
Per scoprire questa parentesi interessante della storia di Belluno, consigliamo di visitare Borgo Piave, dove un tempo vi era l’attracco delle zattere.

Superata l’arcata del ponte in pietra si giunge alla Chiesa dedicata a San Nicolò, protettore degli zattieri. Fu ricostruita nel 1861 su un precedente edificio del 1547 che a sua volta sostituì la precedente struttura trecentesca. Sulla facciata si possono osservare epigrafi dedicate al ponte sul Piave realizzato nel 1568 e agli interventi di difesa idraulica compiuti nel 1622. Poco più in là, risalendo una scalinata si raggiunge la via Uniera dei Zatér, anch’essa testimonianza dell’importante ruolo che il fiume Piave ha svolto nei secoli.

SULLE TRACCE DI PERSONAGGI ILLUSTRI

Un altro modo per conoscere questa città, è quello di ripercorrere le orme dei personaggi che hanno lasciato un segno indelebile nella sua storia, arte e cultura, primo fra tutti Dino Buzzati, scrittore, giornalista e pittore del secolo scorso, ma anche grandi artisti del passato come Sebastiano Ricci.

SULLE ORME DI DINO BUZZATI

“Le impressioni più forti che ho avute da bambino appartengono alla terra dove sono nato, la valle di Belluno, le selvatiche montagne che la circondano e le vicinissime Dolomiti”. Così scriveva Dino Buzzati a proposito del territorio che circonda Belluno, sua città natale.

Le parole di Buzzati descrivono perfettamente l’atmosfera che si respira in queste vallate: “Esistono da noi valli che non ho mai visto da nessun’altra parte. Invece esistono: con la stessa solitudine, gli stessi inverosimili dirupi mezzo nascosti da alberi e cespugli pencolanti sull’abisso le cascate d’acqua. La valle del Mis per esempio con le sue vallette laterali che si addentrano in un intrico di monti selvaggi e senza gloria, dove sì e no passa un pazzo ogni trecento anni, non allegre, se volete, alquanto arcigne forse, e cupe. Eppure commoventi per le storie che raccontano, per l’aria d’altri secoli, per la solitudine paragonabile a quella dei deserti”.

Allora perché non scoprire, passo dopo passo, la bellezza di questo territorio seguendo le orme di chi l’ha tanto amato. Proprio alle porte di Belluno, in località Anconetta, si trova Villa Buzzati, casa e dimora estiva dello scrittore. Sorge su un precedente edificio cinquecentesco della famiglia Sacello, estinta nel 1735. L’attuale complesso fu eretto nel primo Ottocento, con aggiunte neogotiche alla fine del secolo.

Per ricordare lo scrittore la città ha ideato un itinerario in suo onore. Ma questo non è l’unico percorso dedicato a questo grande artista. Un sentiero, che parte da Limana, conduce alla scoperta dei luoghi che furono fonte di ispirazione per le sue opere, prima fra tutte “I miracoli di Val Morel”.

SEBASTIANO RICCI

Da non dimenticare che Belluno ha dato i natali al celebre pittore Sebastiano Ricci, che qui nacque nel 1659. Nel seicentesco Palazzo dei Giuristi, oggi Museo Civico, si può ammirare la pinacoteca d’arte veneta dal secolo XIV, nella quale spiccano le tele che Sebastiano Ricci realizzò per Palazzo Fulcis. Una curiosità riguarda il cognome dell’artista che inizialmente fino al XX secolo era Rizzi e non Ricci, ipercorrettismo toscano di un cognome tuttora diffuso nell’Italia del centro-nord.

I LUOGHI DELLA DEVOZIONE

Un altro modo per visitare Belluno è quello di intraprendere un viaggio tra arte e fede. E allora scopriamo assieme gli edifici religiosi più interessanti della città.

CATTEDRALE DI SAN MARTINO

Nel 548 esisteva già un edificio sacro, probabilmente paleocristiano, dedicato a San Martino di Tours.

Nel tempo la struttura subì diversi rifacimenti fino al 1471 quando un incendio costrinse a riedificare il Duomo, che prima aveva la facciata rivolta verso il Piave.

La nuova struttura venne costruita a partire dal 1517, su disegno di Tullio Lombardo, e venne via via arricchita nel corso dei secoli.

Nel 1732 venne eretto il campanile barocco con la caratteristica cupola “a cipolla” e l’angelo.

All’interno si possono ammirare le opere di Jacopo Da Ponte, Cesare Vecellio, Andrea Meldolla detto lo Schiavone e altri artisti. Inoltre, la cripta conserva l’altare costituito dal trecentesco sarcofago degli Avoscano e il polittico di San Martino.

Cosa vedere a Belluno Duomo

CHIESA DI SAN PIETRO

Questa chiesa fu eretta dai Francescani nel 1326, dopo il loro primo arrivo a Belluno. Nel Settecento, a causa dei danni provocati da un terremoto, fu demolita e ricostruita su progetto del frate minore Ludovico Pagani. L’attuale edificio risale al 1882 mentre della struttura trecentesca resta la “cappella gotica” ora inclusa nel Seminario Gregoriano. All’interno si trovano grandi opere di Sebastiano Ricci come gli affreschi della Cappella Fulcis e la pala dell’altare maggiore e degli artisti Andrea Meldolli detto lo Schiavone e Andrea Brustolon.

CHIESA DI SANTO STEFANO

Questa chiesa fu eretta nella seconda metà del Quattrocento da maestri comacini per volere dei Serviti nel luogo in cui sorgeva un precedente edificio religioso di cui resta un’epigrafe mortuaria in volgare del 1349. Di notevole interesse è la Cappella Cesa, risalente al 1485, che all’interno conserva un altare cinquecentesco, unico nel suo genere. L’opera, attribuita al pittore bellunese Matteo Cesa, riporta proprio lo stemma della famiglia Cesa. Una curiosità riguarda Il campanile che presenta un grande orologio con il quadrante in pietra originale diviso in 24 ore, all’uso tedesco del XVI secolo.

CHIESA DI SAN ROCCO

Questo edificio religioso fu eretto nel Cinquecento per voto cittadino contro la peste. Tra il 1605 e il 1769 venne officiata dai Cappuccini assieme al retrostante convento, che dopo la chiusura in età napoleonica nel 1806, passò al demanio e fu acquistato dalla contessa Elisabetta Agosti nel 1856. La chiesa venne riaperta nel 1860 e il convento fu destinato ad orfanotrofio da don Antonio Sperti. L’istituto fu poi affidato assieme alla chiesa ai Salesiani dal 1924 al 1957. Conserva opere pregevoli di vari artisti come Gaspare Diziani, Luigi Cima, Luigi Speranza, Valentino Panciera Besarel e Antonio Duodo.

CHIESA DI SAN FERMO

Questa chiesa sorge nell’omonima frazione, alle porte della città ed è uno tra i gioielli della Valbelluna. Fu ampliata nelle attuali forme a partire dal 1624 sui resti di un precedente edificio del VI secolo. Da sempre fu un luogo di grande devozione. Si racconta infatti che i fedeli, mettendo la testa all’interno della nicchia in pietra sotto l’altare laterale sinistro, si concentravano in preghiera grazie ad un sottofondo naturale che, secondo la tradizione, proveniva da una vicinissima sorgente d’acqua sotterranea.

Tra le opere più famose vi sono due plutei risalenti all’epoca paleocristiana, un raro esempio di Madonna vestita, detta “degli spasmi”, e la statua lignea dorata raffigurante San Fermo, attribuita a Matteo Cesa che, fino al 1996, veniva portata in processione.

BATTISTERO

Fu costruito nel 1516 sui resti di una precedente chiesa intitolata a San Martino. All’interno, sulla vasca battesimale, conserva l’opera S. Giovanni Battista di Andrea Brustolon.

CHIESA DI SAN BIAGIO

Si tratta della prima chiesa della comunità cristiana di Belluno, in origine dedicata alla Santa Croce di Campestrino. A fianco della struttura con pianta a croce greca risalente forse al VI secolo, sorgeva un ospizio che dal 1184 fino al 1793 svolse anche funzione di lazzaretto.

CHIOSTRO DEI SERVITI

Questo chiostro fu edificato a partire dal 1463 per ospitare una comunità dell’ordine dei Servi di Maria che restò a Belluno fino alla soppressione napoleonica del 1806.

Chiostro dei serviti cosa vedere a Belluno
CHIESA DI SANTA MARIA DEI BATTUTI

La costruzione di questa chiesa iniziò nel XIV secolo per la confraternita dei Battuti, come luogo di culto dell’adiacente Scuola dei Flagellanti. La struttura è delimitata da un piccolo parco di querce e dal belvedere si può godere di un meraviglioso panorama sulla valle dell’Ardo.

I PALAZZI DI BELLUNO

Anche un itinerario all’insegna dell’arte e dell’architettura può essere una valida alternativa per scoprire il lato più elegante e raffinato della città.

PALAZZO ROSSO

L’edificio attuale fu realizzato nell’Ottocento in stile neogotico dall’architetto feltrino Giuseppe Segusini sul luogo in cui sorgeva l’antico palazzo comunale, detto “la Caminada”. Secondo le ricerche storiche, il palazzo originale era ornato da stemmi e busti dei rettori veneti e conservava affreschi di Andrea Mantegna, Jacopo da Montagnana, e Pomponio Amalteo. Oggi ospita il Municipio.

PALAZZO DEI RETTORI

Questo palazzo ospitò per quasi quattrocento anni i rettori veneti che governavano Belluno e il suo territorio. Realizzato a partire dal 1409, fu ampliato e rimaneggiato nel 1491 dal rettore veneto Maffeo Tiepolo che vi fece aggiungere una loggia lombardesca. Qualche anno più tardi fu adottato un progetto di ampliamento disegnato dal veneziano Giovanni Candi, lo stesso autore della scala del Bovolo di Palazzo Contarini a Venezia che fu però interrotto più volte. La costruzione fu completata nel 1536 durante il rettorato di Girolamo Rimondi.

PALAZZO DEI VESCOVI

Originariamente era il palazzo fortificato sede dei vescovi-conti eretto, secondo la tradizione, alla fine del XII secolo dal vescovo Gerardo de Taccoli. La torre civica conserva la campana al cui suono, dal 1403, si riuniva il Maggior Consiglio cittadino. In passato l’edificio era dotato di una torre gemella, abbattuta nel Cinquecento per allargare la piazza di fronte al Duomo ma probabilmente doveva essercene una terza, come dimostra l’antico sigillo vescovile che raffigurava proprio questo edificio. Già sede del Tribunale, ora è adibito ad Auditorium.

Palazzo Vescovi cosa vedere a Belluno
PALAZZO CREPADONA

Si tratta di un palazzo nobiliare cinquecentesco realizzato da Niccolò Crepadoni unificando una serie di edifici preesistenti, di cui l’altana conserva forse l’impianto di una delle antiche torri della cinta muraria. Il porticato del cortile ospita il sarcofago romano di Flavio Ostilio Sertoriano e di sua moglie Domizia, del III secolo, rinvenuto nel 1480 durante dei lavori di scavo delle fondamenta del campanile di S. Stefano. Oggi è sede del centro culturale cittadino e della Biblioteca civica.

PALAZZO DEI GIURISTI

Questo palazzo venne realizzato nel 1664 proprio dal Collegio dei giuristi, un ente costituito dai laureati in giurisprudenza presso l’Università di Padova. All’esterno si possono ammirare una fila di epigrafi con stemmi dei benefattori che lasciarono in gestione al Collegio un considerevole patrimonio con cui fu fornita assistenza a favore di numerose categorie di bisognosi fino alla caduta di Venezia. Oggi ospita la sezione archeologica del Museo Civico.

PALAZZO REVIVISCAR

Questo palazzo fu edificato a cavallo tra XV e XVI secolo dalla famiglia Persico su una casa-torre trecentesca appartenuta a Gaia da Camino. Successivamente passò nelle mani dello storico Giorgio Piloni. Venne completamente ricostruito nel 1941, dopo un incendio che nel 1933 devastò la struttura risparmiando solamente la facciata.

PALAZZO PILONI

Il nucleo originario di questo palazzo, sorto verso la metà del XVI secolo sulla sede delle antiche scuole di grammatica, fu costruito per volere di Odorico Piloni. Ancora oggi, all’interno, si può ammirare il ciclo di affreschi delle stagioni di Cesare Vecellio e i ritratti cinquecenteschi dei Piloni.

PALAZZO DOGLIONI-DALMAS

Questo edificio fu realizzato verso la metà del XVIII secolo su progetto dell’architetto Valentino Alpago-Novello per il matrimonio della figlia di Andrea Alpago, Marianna, con Matteo Doglioni-Dalmas avvenuto nel 1785. All’interno si trova un ciclo di affreschi risalente alla fine del XV secolo attribuiti ad Antonio da Tisoi.

PALAZZO PAGANI CESA

Questo palazzo fu costruito in forme barocche all’inizio del Seicento per volere della famiglia Cesa, entrata nel Consiglio dei Nobili nel 1547 ed estintasi nel 1624 continuando poi nel ramo dei Pagani-Cesa. La facciata riporta gli stemmi della famiglia. Attualmente ospita la Camera di Commercio.

PALAZZO FULCIS

Anche questo complesso fu ristrutturato intorno al 1776 dall’architetto Valentino Alpago-Novello, in occasione delle nozze tra Guglielmo Fulcis e la contessa trentina Francesca Migazzi De Waal. L’edificio conservava già al suo interno opere di importanti artisti locali e non, come il ciclo di tele dipinte da Sebastiano Ricci per il camerino d’Ercole di Pietro Fulcis. Oggi ospita le raccolte storico-artistiche del Museo Civico relative al periodo che va dal XIV al XIX secolo.

COSA FARE A BELLUNO? ECCO LE ESPERIENZE DA NON PERDERE

Abbiamo visto come Belluno sia un vero e proprio scrigno di arte, storia e cultura. Ma questo territorio ha molto altro da offrire.

Si può intraprendere un viaggio nel gusto tra i sapori delle specialità tipiche e dei prodotti locali. Pietanze preparate con i frutti della terra di montagna, spesso semplici ingredienti di base, verdure, grano, patate, carne, arricchiti secondo le disponibilità del momento e la fantasia delle massaie. La varietà è molto ampia poiché ogni valle, alle volte ogni paese, propone piatti particolari, retaggio di un passato più o meno fausto: il pastin, un impasto di carne suina e bovina non stagionata e lavorata con aggiunta di sale, pepe, lardo e spezie, il Pan de Belùn, le kondize, sfoglie di mele essiccate, il kondizon, una purea di mele locali tirato in sfoglia ed essiccato al sole.

Pascoli Cosa vedere a Belluno
Da non perdere la visita alle numerose aziende agricole locali che producono delle eccellenze come il mais sponcio, il fagiolo Gialét e di Lamon, l’orzo della Valbelluna e la patata di Cesiomaggiore. Da non dimenticare la ricchissima produzione lattiero casearia del bellunese che si può scoprire seguendo la Strada dei formaggi e dei sapori delle Dolomiti Bellunesi. Un interessante e “gustoso” percorso tra i prodotti caseari di altissima qualità delle latterie e malghe del territorio.

Per gli amanti dello sport ci sono moltissime opportunità per svolgere attività outdoor, dal trekking ed escursionismo al nordic walking, dalla mountain bike al canyoning e rafting, dall’arrampicata ad altre attività alpinistiche.

Ma la montagna è anche riscoperta di valori e di usanze a volte secolari, fortemente radicati nel territorio e nella gente. E allora perché non riscoprire le tradizioni, divertirsi ad una manifestazione folkloristica, magari in costumi d’epoca o scoprire antiche leggende e misteri che parlano di fate, streghe, anguàne, mazzarioli, orchi che ancora si aggirano tra i boschi di queste montagne.

COSA VEDERE NEI DINTORNI DI BELLUNO? ECCO QUALCHE IDEA

VAL D’ARDO, BUS DEL BUSON E PONT DE LA MORTIS

Per gli appassionati di escursionismo la valle dell’Ardo, la cui testata è chiusa dall’imponente mole dello Schiara con pareti verticali che raggiungono i 2565 metri, offre sicuramente moltissime opportunità. I boschi che ricoprono i versanti della valle, hanno costituito da sempre un’importante risorsa per le genti locali. Un tempo il legname veniva trasportato con carri nelle città per le famiglie nobili. Oggi questi usi sono venuti meno, ma il territorio è ancora caratterizzato dalla presenza di una fitta trama di percorsi, alcuni dei quali, entrati nella rete del CAI.

Percorrendoli si possono ancora notare i segni lasciati dall’uomo nel corso dei secoli come muretti a secco, casere, stalloni, capitelli, fontane, lavatoi e calchère a cui si aggiunge un ricchissimo patrimonio naturalistico. Tra questi la “Forra dell’Ardo” situata fra Vial a Mariano con il suggestivo “Pont de la Mortis”, la spettacolare gola rocciosa del “Bus del Buson”, una delle emergenze di carattere geomorfologico più interessanti del Veneto.

PARCO DELLE DOLOMITI BELLUNESI

Assolutamente da esplorare, poco fuori dalla città di Belluno, il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Questa riserva, che si estende per 32 mila ettari fino al comune di Zoldo, è un luogo caratterizzato da una natura straordinariamente selvaggia e ricca di contrasti: profonde e misteriose gole si alternano a dolci praterie, massicce pareti verticali si contrappongono a boschi impenetrabili. Quest’area protetta conserva un patrimonio naturalistico di immenso valore come rare specie vegetali, relitti di microfauna glaciale e interessanti fenomeni geomorfologici.

Cosa vedere Belluno Cadini del Brenton

Sono numerosi i percorsi, anche tematici, che consentono di esplorare l’area del Parco. Per esempio, alcuni si addentrano nella selvaggia Val Falcina e nella suggestiva Valle del Mis, profonda e verde “spaccatura” fra le montagne, che custodisce veri e propri capolavori della natura come le pozze d’acqua color smeraldo dei Cadini del Brenton e la Cascata della Soffia. All’interno del Parco si trovano anche sentieri di notevole interesse storico-archeologico come quello che conduce alla scoperta dei “covoli”, ripari sottoroccia che ospitavano piccole comunità preistoriche.

AGORDINO

L’Agordino corrisponde alla Valle del Cordevole e quelle dei suoi affluenti: Imperina, Tegnàs, Biois, Bordina, Pettorina, Fiorentina, per citare solo i più importanti.

Nell’antichità questa terra d’incontro tra culture ed espressioni etniche diverse, assunse notorietà per le attività estrattive, fabbrili, agricole e boschive. Da vedere le Miniere di Valle Imperina nel territorio di Rivamonte Agordino e Gosaldo con il Monumento ed il Museo del Seggiolaio.

serrai-di-sottoguda-Cosa vedere nei dintorni Belluno
Non solo opere dell’uomo ma anche della natura. Ai piedi di Sottoguda, sorgono i famosi “Serrai”, un profondo canyon scavato nei secoli dall’erosione glaciale e dall’azione del torrente Pettorina. Vicino a Sottoguda, conosciuta per l’artigianato artistico basato sulla lavorazione del ferro battuto, si trova Rocca Pietore, uno dei borghi più pittoreschi dell’Alto Agordino.

FELTRE E I SUOI DINTORNI

Un altro luogo che merita assolutamente una visita è Feltre. Questa città ostenta maggiormente le sue ascendenze storiche rispetto a Belluno, grazie alla sua imponente cerchia muraria che corre ai piedi del Colle delle Capre dove i tetti delle costruzioni più antiche gareggiano verso la sommità ove si erge il castello di Alboino.

Trovandosi in una posizione strategica venne a lungo contesa, prima dell’anno Mille da Alani, Longobardi e Franchi, nel secondo millennio da varie casate fra le quali quella della Carinzia, Boemia, Ungheria e Austria, fino a donarsi nel 1404 alla Repubblica di Venezia, evento ancora oggi celebrato con la manifestazione del “Palio” che si svolge in agosto.

Cosa vedere a Feltre
Tra le principali attrazioni da vedere a Feltre ricordiamo Piazza Maggiore, centro della vita cittadina fino alla fine del Settecento, il Castello di Alboino, costruito nel VI secolo dai Longobardi sui resti di precedenti strutture d’origine romana e preistorica e il Santuario dei SS. Vittore e Corona, eretto a partire dal secolo XI su uno sperone roccioso per volontà di Giovanni da Vidor, reduce della prima crociata.

Non solo Feltre ma anche i suoi dintorni riservano delle piacevoli soprese. Per esempio, nella zona di Arsié sorge il Lago del Corlo con le sue insenature vertiginose e la caratteristica Rocca, sempre impegnata a sorvegliarlo. Proprio vicino a Feltre, diviso fra i comuni di Pedavena e Fonzaso, troviamo il Monte Avena, uno dei comprensori sciistici delle Prealpi Bellunesi.

E come non ricordare le epiche battaglie combattute sul Monte Grappa, sia nella Prima che nella Seconda Guerra Mondiale. Oltre agli aspetti storici che fanno di questo massiccio il “Monte Sacro della Patria”, percorrendo le antiche mulattiere risalenti al periodo bellico, è possibile accedere ad un patrimonio di bellezze naturalistiche unico e ammirare scorci davvero suggestivi. Nella valle di Seren del Grappa, ad esempio, si possono ammirare i fojaroi, casere di montagna dalla caratteristica copertura di rami di faggio. 

Anche le terre del Basso Feltrino hanno un fascino irresistibile. Le due sponde del Piave sono costellate da piccoli borghi pittoreschi ricchi di storia, tradizioni e sapori, anch’essi toccati dai tragici eventi delle guerre, come Alano di Piave, che dopo la disfatta di Caporetto fino alla fine del conflitto, si trasformò in un immenso campo di battaglia. Degno di nota è il cosiddetto “Sentiero Rommel”, che ripercorre il passaggio a Campo e sulle montagne di Alano del tenente tedesco Erwin Rommel con le sue truppe.

Le tracce della storia rimaste sul territorio non riguardano solo la guerra. Ad esempio, troviamo il Castello di Quero, costruito nel 1376 con funzioni di baluardo difensivo e di controllo del traffico fluviale sul Piave. Una catena tesa fra le torri serviva, infatti, a gestire il passaggio delle zattere sul fiume per il controllo delle merci.

Un territorio che incanta non solo per la storia, ma anche per la natura quasi selvaggia come quella che ritroviamo nella Valle di Schievenin e nella Val Calcino.

L’INCANTEVOLE VALBELLUNA

Addentrarsi lungo gli innumerevoli sentieri della Valbelluna, significa scoprire un mondo che non potrà mai essere immaginato dall’esterno. I paesaggi incantevoli della Valpiana, la meravigliosa Valmorel, fonte di ispirazione per lo scrittore Dino Buzzati, la Cascata della Pisota che appare improvvisa all’interno di una gola impressionante, le variopinte stratificazioni rocciose dei Brent dell’Art o, ancora, l’inatteso arco naturale di roccia della Val d’Arc, le Masiere di Vedana e le spettacolari acque turchesi della Grotta Azzurra, sono dei veri e propri gioielli.

Montagne meritevoli di essere esplorate anche per i pittoreschi insediamenti rurali, i capitelli votivi dalle nicchie variopinte, santuari e chiesette solitarie ricche di storia. Le chiesette pedemontane, infatti, come quella di San Gottardo, costituiscono dei piccoli tesori artistici che racchiudono tradizioni secolari, memorie e significati culturali.

In luoghi particolarmente ameni sorgono  monasteri e santuari come la bellissima Certosa di Vedana, edificata nel XII secolo come ospizio per i pellegrini che percorrevano la valle che conduce verso l’Agordino.

Da non perdere le numerose malghe con le loro prelibatezze, come quelle che si trovano lungo i sentieri che portano a Pian de le Femene e al Col Visentin, o i dolci pascoli costellati di corolle colorate, come quelli del Monte Foral e di Pian di Coltura, o ancora le aree di notevole interesse naturalistico come i Laghetti della Rimonta, piccoli specchi d’acqua generati da risorgive alla confluenza del torrente Rimonta con il Piave.

Anche qui da non perdere i segni lasciati dalla storia, come il Castello di Zumelle, costruito nel VI sec. come fortificazione in appoggio alla via Claudia Augusta, o la zona archeologica del ”Castelliere di Noal’‘.
La Valbelluna, dunque, è un territorio sicuramente da esplorare.

LONGARONE E LA VALLE DEL VAJONT

Nel punto in cui si incontrano la valle zoldana e quella del Piave, racchiuso in una vallata delimitata dalle Dolomiti Friulane e dal gruppo dolomitico della Schiara, si trova Longarone, paese sfortunatamente noto per la tragedia del Vajont che lo colpì nella seconda metà del Novecento.

Ancora oggi si erge l’imponente diga, tra le più alte al mondo, costruita tra il 1957 e il 1960 con lo scopo di contenere le acque del Piave, del Maè e del Boite ma che si rivelò successivamente la causa della più drammatica vicenda che interessò il territorio. Il 9 ottobre 1963, infatti, una parte del sovrastante Monte Toc si riversò all’interno del bacino arginato dallo sbarramento e il risultato fu una violenta ondata che distrusse completamente Longarone e alcune località circostanti.

Meritano una visita i due caratteristici borghi di Erto e Casso, dichiarati monumento nazionale per una particolare architettura che li accomuna. Anche qui resta viva la memoria della tragedia del Vajont grazie alla mostra permanente allestita nel Centro Visite di Erto.

NEVEGAL

Alle porte della città di Belluno è situata la catena del Nevegal, un cordone di cime verdeggianti di praterie e boschi di conifere che vanno dai 100 ai 1600 metri, dove possiamo trovare l’omonimo comprensorio sciistico. Il Nevegal è conosciuta anche come “La terrazza sulle Dolomiti” per il suggestivo panorama che da qui si gode. Un vera oasi di pace, immersa nella natura.

ALPAGO

Uscendo dalla valle del Piave, troviamo la conca dell’Alpago, un territorio che può vantare il più grande lago della zona, il Lago di Santa Croce e il famoso bosco del Cansiglio, un altipiano sui 1000 metri che si innalza improvviso sulle pianure trevigiane e friulane sottostanti, ricco di lussureggiante vegetazione di conifere che gli ha attribuito il nome di “Bosco dei Dogi”, poiché da esso veniva prelevato il legname utilizzato nella costruzione delle navi della flotta della Serenissima Repubblica di Venezia.

ALTE VIE

Per chi vuole investire un periodo più lungo e impegnativo può cimentarsi nel percorrere il tracciato di una delle otto Alte Vie che toccano i punti più suggestivi della montagna: l’Alta Via n° 1 che va dal Lago di Bràies a Belluno, detta “Classica”, la n° 2 che va da Bressanone a Feltre, detta “Delle leggende”, la n° 3 da Villabassa a Longarone, detta “Dei Camosci”, la n° 4 da San Candido a Pieve di Cadore “Di Grohmann”, la n° 5 da Sesto in Pusteria a Pieve di Cadore “Di Tiziano”, la n° 6 dalle sorgenti del Piave a Vittorio Veneto “Dei silenzi”, la n° 7 sulle orme di Patéra nelle Prealpi dell’Alpago, “Di Patéra”, ed infine la n° 8 da Feltre a Bassano del Grappa detta “Degli Eroi”.

Compiere queste escursioni richiede diverse giornate di cammino ed adeguato equipaggiamento e conoscenza della montagna, nonché un evidente impegno fisico, ma la soddisfazione che ne consegue, ripaga sicuramente gli sforzi compiuti.

In questo articolo abbiamo visto che sono tantissimi i luoghi che si possono visitare a Belluno e nei suoi dintorni. Tu, da quale inizierai?

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In valigia ricordati sempre di portare la sostenibilità, rispetta l’ambiente e la comunità che ti ospita!

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