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LA STORIA E LA RICETTA DELLA PINZA VENETA

Ricetta pinza dolci tipici Veneto

La notte della vigilia dell’Epifania in Veneto è la notte di fuochi o meglio conosciuta come la notte del “Panevin”. Secondo la tradizione, vengono preparate delle cataste di rovi, di rami e di canne di granoturco attorno ad un palo di sostegno per innalzare un alto rogo.

Viene messo a fuoco alla sera, dal più giovane della casa, con un pezzo del “soco” di legno mezzo bruciato, tenuto in serbo dalla notte di Natale. L’accensione del “Panevin” avviene con la presenza di tutta la gente della borgata.

Questo rituale ha un significato simbolico legato al culto del sole e del fuoco delle civiltà precristiane: il rito è come un esorcismo contro il timore degli uomini di perdere, durante il solstizio invernale, il sole e le forze generatrici, della fertilità della terra. Il fuoco, con il suo calore, invita le famiglie a stare insieme per il gelo della stagione. La fiamma, se ben alimentata, può vivere in eterno.

Grazie al “Panevin” si scopre il pronostico sull’annata appena iniziata: se le faville andranno verso il tramonto sarà segno buono, se andrà verso levante sarà tristo. Nello scenario rituale contadino si dice: “Se le va a garbin, tiol su el saco e va al molin. Se le va al furlàn, tol su el saco e va a pan”. Con la forca i contadini gettano in aria le faville pronunciando queste parole: “Tante favile, tanti sachi de panoce, tante favile, tanti sachi de formento”.

Mentre il “Panevin” brucia si intonano canti di esultanza e di preghiera, filastrocche per invocare un’annata favorevole ed abbondante come ad esempio “Qua pan qua vin, qua lane e lin, qua vedei e porzei, e la grazia di Dio sui caretei” e ancora “Pan e vin, la pintza sul larin, la luganega su par el camin”.

Nella tradizione cristiana si è voluto invece simboleggiare il “Panevin” con i fuochi dell’Epifania, quelli accesi dai pastori per asciugare i panni del Bambino Gesù e per rischiarare la via ai Magi smarritisi nella regione.

Il rito del “Panevin” si conclude con la consumazione cerimoniale della pinza cotta sotto la cenere come descritto in una vecchia ricetta che propone la preparazione della pinza: “Con la farina di granoturco, sopra la quale si versa dell’acqua bollente: quando si è un po’ raffreddata si aggiunge farina di frumento, s’impasta il tutto e poi avvolta in foglie di cavoli verzotti si cucina su l’ariola coprendola con la cenere”.

Il consumare insieme la pinza ha lo stesso significato di uno scambio di doni, della spartizione del pane, frutto del lavoro di tutti. Così avveniva tra la povera gente della civiltà contadina come aiuto reciproco, come solidarietà collettiva. La pinza è un pane speciale arricchito con finocchio, uvetta, pinoli, fichi secchi.

Con la pinza si beve del vin brulé e in certi luoghi, per tradizione se ne consumano di sette qualità, preparate da sette mani diverse come segno di buona fortuna. Uno spicchio di pinza e un bicchiere di vino vengono poi riservati alla Befana che è attesa per la mezzanotte e che viene giù dalla cappa del camino dove i bambini, andati a letto dopo il “Panevin”, hanno appeso le calzette che la vecchia riempirà di doni.

Passiamo ora alla ricetta di questo dolce tipico veneto preparato in occasione dell’Epifania.

INGREDIENTI

• 200 g di farina gialla da polenta
• 150 g di farina bianca di frumento
• 100 g di zucchero
• 100 g di burro
• ½ bustina di lievito
• 0,7 dl di latte
• 60 g di uvetta
• 20 g di pinoli
• 60 g di fichi secchi
• semi di finocchio
• grappa
• sale.

PREPARAZIONE

In un paiolo portare ad ebollizione il latte con l’aggiunta di 5 dl di acqua e il sale. Mescolare le farine e appena il latte e l’acqua cominceranno a bollire versarle nel liquido a pioggia poco alla volta sbattendo di continuo con una frusta per evitare che si formino dei grumi. Poi continuare la cottura della polenta rivoltandola con un mestolo. Toglierla dal fuoco dopo circa 30 minuti di cottura. Unire alla polenta lo zucchero, l’uvetta e i fichi secchi tenuti a macerare nella grappa, i pinoli, i semi di finocchio, un pizzico di cannella, il lievito. Incorporare il tutto molto bene. Versare il composto in una tortiera imburrata. Informare per 40 minuti a temperatura moderata (180°) fino a quando si formerà sulla superficie una crosta dorata.

Non ci resta che augurare a tutti Buona Epifania!

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